In relazione alla mia legge sull’etichettatura, la Magistratura fa finanche finta di non capire che, essendo la frutta, la carne ed il pesce profondamente diversi a secondo delle provenienze, costituisce artifizio e raggiro l’indurre al loro acquisto senza chiarire che, in ipotesi, il prezzo è inferiore solo perché la qualità del prodotto è infima in funzione della sua provenienza. Ed è insopportabile che nemmeno ora che mi trovo io dinanzi al Giudice per altri motivi si prendano in considerazione le mie denunzie alla televisione di Stato perché mi impedisce di informare la collettività di una proposta di legge che ho scritto da tre anni e vale centinaia di migliaia di miliardi l’anno di fatturato, e dunque la fine della crisi economica del nostro paese. La Magistratura sa di quella legge e sa che il non assumere provvedimenti affinché la televisione di Stato adempia al suo ruolo di garantire l’informazione consentendomi di parlarne (chiedo di parlarne io perché ogni volta che ne parla qualcun altro, non so se a caso o deliberatamente, lo fa travisandola), pregiudica gravemente gli interessi ed i diritti degli italiani al solo scopo di far sì che non si sappia che la legge è stata scritta da me. E’ ovvio infatti che, essendo i prodotti agricoli ed ittici italiani i migliori del mondo, nel momento in cui sui banchi dei fruttivendoli, macellai e pescivendoli comparissero delle etichette attraverso le quali divenissero identificabili, la gente li preferirebbe a quelli non altrettanto buoni di altre provenienze. Inoltre l’affermazione della superiore qualità dei nostri prodotti espressa attraverso la voce dell’intera società italiana ne aprirebbe in maniera clamorosa le esportazioni. E né nessuno potrebbe opporre limiti di quote, perché nessuno può vietare a nessun cittadino di nessun paese del mondo di nutrirsi dei prodotti migliori per ragioni di quote. Anche se si tratta probabilmente di principi giuridici ad un tempo facili e difficilissimi che non proprio tutti sono in grado di spiegare con sufficiente chiarezza agli altri paesi dell’Unione. |