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N.157, edizione 25.08.08

Definizione dell’amore, sue cause, suo modo di insediarsi nel sistema mentale,
e sua alterazione ad opera del potere economico.
L’inversione in favore dell’uomo del rapporto di forza dopo l’istituzione della coppia.

 

La non dialogicità sessuale e la non orgasmicità femminile quali effetti delle politiche del potere economico per inibire il confronto.

 

La valenza fondamentale della sessualità è quella di strumento per addivenire all’emozionale profondo dell’altro.
La dialogicità sessuale però, in quanto fondamentale forma di linguaggio, causerebbe nella coppia un perpetuo confronto, e quindi un continuo evolversi di mediazioni e “contratti” man mano che nuove ragioni lo richiedessero, e ciò pervaderebbe poi la società cambiandola, perché il confronto è in sé rivoluzionario.
Le culture prevaricatorie che hanno sempre connotato e subdolamente connotano la società hanno quindi dovuto impedire la dialogicità.
La cutura patriarcale/repressiva ha pertanto inibito alla donna l’orgasmicità, cioè la possibilità di “vedere” la sua sessualità; con il duplice effetto di reprimere la donna e di interdire la dialogicità alla società.
Una non orgasmicità ottenuta istituendo le concezioni amorose strategico/prevaricatorie (dominare per non essere dominati), ed un contratto sociale e di coppia incentrato sulla “clausola” dell’accettazione (finzione) femminile di non avere pulsioni sessuali, pena il rifiuto del partner e quello sociale.
Orgasmicità che, in seguito alla liberalizzazione sessuale, sta via via riaffiorando; ma che il potere ha già neutralizzato mediante nuove e più subdole forme di prevaricatorietà, poiché ha bisogno più di prima di interdire la dialogicità, sessuale e non.
Ha pertanto creato una serie di pseudoculture miranti a ridurre la sessualità, orgasmica o non, alla mera genitalità, a partire da quella del “fate l’amore non fate la guerra”, in realtà rivolta ad affermare l’idea che la sessualità sia neutra, laddove è così densa di implicazioni che ogni società è lo specchio del tipo di sessualità in essa vigente.
L’incremento dell’orgasmicità femminile non ha così incrementato la dialogicità, perché l’orgasmicità è necessaria, ma non sufficiente, per giungervi, richiedendo la dialogicità ulteriori forme di apertura di cui mancano oggi le condizioni.
Consistendo infatti il consumismo in una forma di prevaricatorietà (subordinazione dell’uomo all’economia anziché dell’economia all’uomo), il potere ha avuto bisogno di istituire nuove forme di incomunicabilità, non solo nella sessualità, ma in generale, e l’ho fatto bandendo dai media ogni argomento e persona che potesse innescare il confronto su piani significativi.
L’incomunicabilità (comunicazione fittizia) ha quindi creato la sfiducia e la paura di tutti verso tutti, e la sessualità è divenuta sempre più strumento per tentare di incidere nell’emozionale profondo dell’altro impedendo l’accesso al proprio, e quindi occasione di verifica del muro che ciascuno erge a ciascun altro.
Problemi irrisolvibili senza un cambiamento culturale, anche perché aprirsi equivarrebbe ad esibire le riserve, i malanimi ecc., di cui la paura ha riempito le coscienze.
Limitare il sesso al mero scambio genitale serve infatti anche a consentire a ciascuno, oltre che al potere, la celebrazione delle proprie finzioni.
Finzioni “inconsce” nel senso che si tratta di comportamenti iscritti nel carattere delle persone e delle società, e che scattano automaticamente al verificarsi di certe situazioni.
Finzioni tipiche anche del potere inteso come una forza in sé di cui ciascuno è per certi versi vittima e per altri protagonista, perché ha avuto la necessità di avere il consenso di tutti, e tutti appunto ha dovuto coinvolgere per potersi svolgere, pur rimanendo nel contempo verticistica e prevalentemente rappresentata dai detentori del potere economico.

 

La consumazione delle culture dell’amore fin qui vigenti.

 

Riassumendo, i modi di sentire l’amore tipici del contratto sociale voluto dal potere economico sono basati sulla genitalità, lo strategismo, la prevaricatorietà, il dominare per non essere dominati, l’uso della sessualità per incidere nell’emozionale profondo altrui impedendo l’accesso al proprio ecc.
Problematiche aggravate dal “68”: punto di partenza di una società dissoluta ma moralista come prima, non essendo stata quella “rivoluzione” rivolta a liberare la società dalla repressione sessuale, ma a consentire la circolazione delle donne per fini di consumo attraverso l’imposizione della sessualità genitale.
La guerra dei sessi seguita alla rottura dei vecchi schemi ha poi reso l’affidarsi all’altro attraverso le vecchie forme affettive troppo problematico e rischioso.
Ecco così che oggi non si può più provare il tipo di amore che vigeva fino ad alcuni decenni orsono, e le nuove forme emotive/amorose sono ancora incerte e contraddittorie, perché non è chiaro quali regole devono ora vigere nella coppia.
Regole che, usando la dialogicità sessuale e non, saranno mediate attraverso le esperienze dei miliardi di uomini del pianeta, finché si giungerà al nuovo modo di provare l’amore di cui saremo “corredati”.
Non prima però che venga sconfitto il signoraggio bancario primario secondario, vigendo i quali non si può affrontare nessun altro problema (compreso quello, fondamentale, dell’involuzione climatica), essendo essi alla radice delle concezioni vigenti.

 

Definizione dell’amore, sue cause, suo modo di insediarsi nel sistema mentale, e sua alterazione ad opera del potere economico.

 

Il cervello contiene un enorme numero di forme del conoscere (idee, emozioni, sensazioni ecc.) che costituiscono la mente, fatta dall’immenso “inconscio”, e dal ben più piccolo “conscio” (la coscienza di sé istante per istante).
Forme del conoscere inconsce che divengono consce quando l’individuo, per effetto delle esigenze, le “ricorda”, cioè le preleva dall’incoscio per la parte di esse che riesce a reperire e, sempre limitatamente a quel che vuol vedere e per come lo vuol vedere, le “trasporta” nel conscio, da dove gestiranno il suo comportamento.
Diversamente che nell’intelligenza artificiale, ogni forma del conoscere non solo è presente in tutte le altre, ma ha in esse un infinito numero di diverse forme della presenza e della partecipazione.
Ogni forma del conoscere potrà cioè, nell’ambito di ogni altra, rimpicciolirsi fino a divenire invisibile, estendersi fino a divenire pervasiva, rafforzarsi fino a divenire dominante, specializzarsi fino a sembrare presente senza esserlo o fino ad essere presente senza sembrarlo ecc.
Avremo così, ad esempio, che quando la forma del conoscere “paura” invaderà tutte le altre, diverrà paura/vizio (vigliaccheria), o psicosi, cioè paura generalizzata di tutto e tutti. Così come la forma del conoscere “desiderio di fare” potrà divenire entusiasmo. (Tutti temi ampiamente trattati in “La storia di Giovanni e Margherita”, “Pazzia un corno!”, e gli altri miei libri, scaricabili gratuitamente da www.marra.it.)
Analogamente, nei processi psichici amorosi, la forma del conoscere di una persona (la sua immagine, l’idea che se ne ha) pervade tutte le forme del conoscere di un’altra.
Tale pervasione potrà avvenire in infiniti modi, ma la sua qualità e quantità dipenderanno grosso modo dal livello di benessere psico-fisico che un individuo ricava, o immagina di poter ricavare, dall’altro.
Essa è in sostanza frutto di una verifica inconscia della rispondenza dell’altro a ciò che si vuole.
Schematizzando, poniamo taluno sia in grado di dire, fare e dare a talaltra il meglio che ella possa volere in ogni istante della sua vita, ovvero di dirle le parole che più le spiegano, la gratificano o la entusiasmano; di farle ciò che più le piace, la coinvolge o la esalta; e di darle ciò che più la far star bene, vuole o le serve.
Ebbene, ciò darà probabilmente luogo ad un “bilancio complessivo” che si coagulerà nell’inconscio di colei in quella forma di pervasione interiore positiva che è l’amore.
Amore che si potrà poi sviluppare mediante la dialogicità sessuale.
Naturalmente ci sono molti casi in cui, stante la vecchia, ma vigentissima concezione strategico prevaricatoria, si potrà paradossalmente amare taluno per il malessere che ci arreca magari negandoci, ma qui si sta cercando di tracciare le connotazioni essenziali dell’amore in senso positivo, e si preferisce non gravare l’analisi di troppe precisazioni o eccezioni, che ciascuno potrà svolgere da sè.
In definitiva, ciò che si dice un grande amore sarà di solito basato sulle grandi qualità, magari solo immaginarie, dell’amato.
Qualità che, potendo essere anche solo immaginarie, consentiranno a chiunque possa garantire una normale vita in comune di diventare il grande amore dell’altro, non essendo la verità altro che ciò che vince nel rapporto di forza, ed avendo l’individuo la capacità di conformare i suoi sentimenti a quanto gli occorre.
Anche se, più grandi saranno la sensibilità e le esigenze psichiche delle persone, e più, in genere, esse tenderanno a consumare l’altro che ne abbia meno ed annoiarsene.
Pervasione amorosa che sarà più ampia, articolata e profonda quanto più gli individui siano intelligenti, perché, più sono in grado di dialogare su tutti i piani, e più lo saranno anche sul piano della sessualità.
Benché si tratti di forme di dialogicità nelle loro linee generali alla portata di chiunque sia dotato di un po’ di positività/partecipatività, per cui qualunque coppia potrà comunque raggiungere forme di dialogicità sessuale a vari livelli di intensità.

 

L’inversione in favore dell’uomo del rapporto di forza dopo l’istituzione della coppia.

 

Le persone, non solo non sono uguali, ma sono tutte diverse e, fatti salvi (è ovvio) i diritti fondamentali, hanno diritti diversi fondati appunto sulla loro diversità.
Non è di solito facile stabilire in assoluto se una persona è migliore o peggiore di altre, perché le persone hanno le caratteristiche più varie, ed inoltre parranno buone o cattive secondo le esigenze, per cui le classificazioni alle quali ogni volta bisogna pur giungere, varieranno di continuo.
Ne deriva, quanto alle classificazioni funzionali ai rapporti di coppia, che ciascuno, salvo individui eccezionali o unici, rientra in fasce, sia pure molto instabili e variabili, di un gran numero di persone omogenee rispetto al fine, benché non simili.
Ora, l’instaurazione dei rapporti di coppia tra persone di fasce per un motivo o l’altro interpretate come diverse è per ovvi motivi non facile.
Dovrebbe dedursene che l’istaurazione dei rapporti di coppia nella stessa fascia sia facile, ma non è così, perché vi è un ostacolo costante.
Fermo restando che qui si sta parlando dell’istituzione di rapporti di coppia, e non di mere relazioni variamente occasionali che, non però per tutti ed in tutti gli ambiti, sono oggi un po’ agevolate dalla sempre più comune pratica della sessualità.
L’ostacolo costante è che prima dell’istituzione della coppia il rapporto di forza è in favore della donna, e dopo si inverte in favore dell’uomo.
Ne deriva che l’istituzione della coppia avviene difficilmente se, attraverso complessi rituali, non si giunga ad una preventiva mediazione rispetto al rapporto di forza che sopravverrà in favore dell’uomo.
Cose più sentite nelle culture tradizionali, come quella italiana, specie meridionale, dove le donne sono di solito pronte a forme anche strenue di resistenza a priori per garantirsi, dopo l’inversione del rapporto di forza, sia di non subire l’abbandono o la soccombenza, e sia poi di ottenere i ruoli ambiti e tutto il controllo possibile, o quantomeno desiderato.
Resistenze che continuano a sussistere, rimanendo i veri rapporti tra uomini e donne complessi e difficili quanto lo sono sempre stati, nonostante le rappresentazioni di sé date dagli uomini esprimano spesso regimi di facilità di rapporti ed intense frequentazioni femminili, che in un modo o nell’altro sono però in genere quantomeno da interpretare, oltre ad essere spesso dovute al rivolgersi a donne “più deboli” in quanto di fascia diversa dalla propria.
Né va dimenticato che, sempre per l’influsso malefico del potere economico, rivolto ad annientare la società per fini di dominio, vi sono ambiti, purtroppo vasti (1/3 dei giovani), i cui “costumi” derivano dall’uso delle droghe, e dove sono venute meno, nelle donne e negli uomini, parte delle motivazioni che ne hanno ispirato nei millenni le concezioni.
Droghe diffuse anche tra gli adulti, ma che hanno pervaso la società dei giovani e quegli ambiti, come le discoteche, in cui si celebrano rituali spesso più patologici che orgiastici.
Ambiti dove il potere economico e le sue polizie e magistrature stanno officiando la distruzione non solo morale, ma fisica, della gioventù planetaria.
Discoteche che vanno chiuse, o normalizzate, ristabilendo con le norme anche gli orari ordinari della vita civile, perché quanto in esse accade è un crimine contro l’umanità, come lo è il fingere che la libertà possa consistere nel “diritto” a ledere la propria integrità cerebrale drogandosi.
Ma, andando oltre queste amarissime cose, se si inizia l’analisi, ad esempio, dalle donne molto dotate, si vedrà che hanno talora comportamenti fortemente contrattuali, e vivono la loro fisicità come una “carta” da giocare con grande determinazione ed attenzione ai rischi dell’inversione del rapporto di forza.
Si osserva invero anche che non poche donne molto avvenenti siano di facili costumi, e colpisce quante siano dedite persino a forme svariate e/o intermedie di mercimonio e di pornografia, ma, a parte lo stabilire quanto anche in questo influiscano le droghe, le prime vi sono indotte dal credere erroneamente che la modernità consenta di conseguire subito ed impunemente i frutti dell’essere ricercate, e le seconde dal fatto che nulla è proficuo quanto la notorietà, sicché esse, anziché investire la loro fisicità nella ricerca di speciali partner, la usano per cercare la notorietà attraverso i media, senza andare, di solito, oltre i gradini più bassi.
La contrattualità femminile, varia inoltre anche secondo il partner.
Di base il comportamento femminile, diversamente da quello maschile, è connotato dal fatto che le donne danno da sempre per scontato di poter esercitare la sessualità quando e con chi vogliono.
Badano quindi anche loro alla bellezza, ma prevalentemente negli uomini che possano fornire risposte alle loro esigenze psichiche e/o pratiche.
Questo perché le persone sono quello che sono, dicono, fanno ed hanno, e quello che si ha, che è poi sovente frutto di come si è, finisce, e spesso in senso per niente volgare, per connotare ulteriormente ciò che si è.
Potrà così accadere che una donna non castigata non abbia remore ai meri incontri con coloro che le piacciano anche solo fisicamente, ma quel che di fatto in genere avviene è che, castigata o no che una donna sia, sol che si trovi dinanzi a taluno di cui le prema, e se tema, “cadendo nelle sue mani”, di perdere il controllo della situazione, si “blinderà” nei rituali garantistici tanto di più quanto più egli le interesserà.
Si avrà così spesso il paradosso che più una donna ama taluno e più cresce la sua volontà di “sconfiggerlo” (neutralizzarlo) per evitare di “cadere nelle sue mani” prima di aver raggiunto la garanzia che non verrà poi rifiutata o sminuita.
Rituali garantistici che, quando è innamorata, non esita a spingere fino alla crudeltà, perché si sente “coperta” dall’alibi amoroso.
Rituali nei quali gli uomini, se cedono, rischiano di essere superati e quindi rifiutati, e se non cedono rischiano di causare la fuga della partner, la quale, più è innamorata/interessata, meno è disposta a fidarsi/affidarsi ad una persona che ritenga di non avere assoggettato, o non consideri imbelle o non pericolosa.
Rituali i quali, secondo le situazioni, raggiunta la garanzia della continuità, proseguono sovente per conseguire fini pratici a vari livelli di “nobiltà”, o anche il controllo dell’altro usando l’amore come leva.
Ciò fin quando queste impostazioni non verranno superate (attenuate/neutralizzate) mediante la concezione dialogica della sessualità, di cui però la società non è al corrente. Anche se le mie tesi sono note nel circuito della politica, dell’informazione e della giustizia, dai quali, sempre in modi molto mistificati, e con molta attenzione a celare la fonte, si stanno negli anni irradiando.
Si ha così che la società professa con crescente determinazione la fiducia, ma solo a livello di conoscenza concettuale (conscia), mentre, a livello di conoscenza esistenziale (inconscia), restano per ora irremovibili le strutture psichiche che, dagli abissi dell’inconscio, “lanciano” nella mente collettiva conscia forme emotive cariche di diffidenza e di paura. Con il risultato che lo strategismo, rinfocolato dal potere economico, continua a mortificare la vita delle genti.
Strategismo che avvantaggia in apparenza le donne (più abili nell’immobilità e nell’attesa), ma ha causato negli uomini la cultura del defilamento dai ruoli e dell’indisponibilità ad accettare la delega femminile, che sono poi anche la causa della grande diffusione dell’omosessualità maschile, dovuta alla difficoltà di reggere il contratto di coppia eterosessuale, e quindi alla tendenza ad istituire “contratti” più agevoli.
Ecco così che, quando gli uomini non fuggono già da subito, nascono spesso relazioni caratterizzate da regimi di scontri e gesti eversivi con i quali i due, sempre celandosi dietro motivazioni variamente fittizie, incentrate sull’intendimento di apparire soggetti attivi dell’eventuale rifiuto, iniziano la gara per rifiutare per primi l’altro di cui temono il rifiuto.
Strategismo, si osservi, ineliminabile, perché implicito al rapporto di forza, sicché possono solo cambiare le armi della lotta.
Detto cioè che la furberia è la capacità di svilupparsi prevaricando gli altri, l’intelligenza è la capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri, e la tendenziosità è la capacità di subordinare l’intelligenza alle finalità della furberia, la civiltà consiste (sempre per raggiungere ognuno il proprio benessere personale) nell’usare, quali “armi”, più generosità ed impegno e meno ingiustizia e pretestuosità.
Situazioni, quelle invece generate dall’attuale, incivile, stadio dello strategismo, che partono spesso dalla tignosità, rivolta a misurare l’altrui disponibilità (su cui si basa), e giungono alla perfidia, forma di strategismo punitivo contro coloro che si dominano, ma dai quali, sempre per motivi di garanzia, si vuole una maggiore sottomissione, o essere amati, o amati di più, o diversamente.
Assetti comportamentali che causano rapporti disagevoli quando non dolorosi, e dispendiosi per lo spreco di sentimenti, tempo e sforzi.
Fenomeni per superare i quali è importante che la società comprenda le valenze della riproduzione nel contratto di coppia.
Orbene, la contrattualità maschio/femmina è da sempre connotata da un’emotività e da regole generate dal fatto che all’esercizio della sessualità segue la gravidanza ed il bisogno di contare sul compagno durante la gestazione e la crescita della prole.
Ne è derivato un quadro comportamentale in cui la femmina, prima di concedersi, ha dovuto da sempre conquistarsi la garanzia che il maschio non volesse limitarsi a godere di lei senza poi assumersi i ruoli e gestirli correttamente.
Ciò ha implicato i rituali garantistici femminili, rivolti a far sì che il maschio dimostri la sua affidabilità resistendo alla sofferenza dei rifiuti strategici e dell’attesa.
Rituali dei due sessi che sono lo spartiacque tra le due culture e la scaturigine dei tipi di contratti di coppia e delle morali maschili e femminili via via instauratesi nei millenni.
Tant’è che sono stati inquadrati come variamente immorali tutti i comportamenti femminili, anche non sessuali, non coerenti alle esigenze riproduttive ed agli assetti (familiari) desiderati dalla società.
Un quadro in cui, giustamente, l’intento di conseguire, prima l’attendibilità e la garanzia della continuità maschile, e poi il massimo del ruolo, se non addirittura il controllo, è la chiave di lettura di fondo del comportamento femminile.
Alfonso Luigi Marra