Gentile amico, due anni fa circa, attraverso un singolare
processo che non ho qui lo spazio di descrivere, mi è avvenuto
di giungere alla individuazione del modo di formazione del
pensiero, ovvero del modo in cui l’individuo, attraverso le“forme del conoscere”, elabora il suo sapere e giunge alla
comprensione delle cose.
Questo poi, mediante un’operazione di decodifica della
cultura vigente, mi ha consentito di comprendere molte altre
cose, alcune definite fin qui inconoscibili, fra le quali, nel
campo della fisica, i concetti di tempo e di infinito.
Conscio della difficoltà di superare la barriera che i tecnici
innalzano intorno a quanto non provenga dal loro ambito
(per non parlare della guerra scellerata che si fanno fra loro),
trasfusi allora i vari temi in “La Storia di Giovanni e
Margherita”, allo scopo di arrivare direttamente alla collettività
utilizzando lo stile narrativo.
Di lì a poco mi resi però conto che l’omologazione di quella
scoperta avrebbe significato per ciascuno una presa di
coscienza dei propri errori e dei propri limiti nella quale era
stato veramente troppo ottimistico avere sperato, e che quel
libro non sarebbe mai emerso se prima non fossi riuscito a
cambiare addirittura l’intero sistema, cosa peraltro
curiosamente facile mettendone adeguatamente in evidenza le
ormai incontrollabili contraddizioni.
Da quel momento, in ogni possibile occasione, i miei
innumerevoli soldati pronti a combattere fino alla morte senza
paura e senza paga, data la loro qualità di fogli da lire dieci
stampati in fronte / retro, sono comparsi sulle soglie delle
case del potere per esplodere nelle mani dei costernati
destinatari che, attraverso l’ineluttabilità del messaggio implicito
nell’esercizio delle loro vite, ne hanno portato il contenuto
fino ai mezzi di diffusione delle idee, i quali, negli infiniti
linguaggi del silenzio, lo hanno poi portato in tutto il mondo.
L’effetto, immediato e stupendo, è stato che, mentre i“maghi” della politica e dell’informazione nazionale ed
internazionale boccheggiano e si dimenano come pesci che
ancora non si siano accorti che non c’è più l’acqua, è
iniziata irreversibilmente la fine della politica degli armamenti, del
gonfiaggio del dollaro, della nuclearizzazione delle centrali,
della proliferazione infinita ed incontrollabile delle automobili
e, più in generale, delle pseudoculture finalizzate a
subordinare l’uomo all’industrializzazione anziché
l’industrializzazione all’uomo; benché il potere, in un gioco eterno, e
del resto indispensabile allo sviluppo, già si adoperi
frenetico per escogitare un nuovo e più mediato livello di
fraudolenza.
Quanto a te, nel salutarti con l’affettuosità che ti devo per il
fatto di star leggendo questo libro, ti chiedo solo di sapere.
Il sapere infatti modifica i rapporti di forza e dà luogo al
confronto.
Nel confronto poi ogni forma di prevaricazione si dissolve.
Napoli, maggio 1987
ALM