Maggio 1993
Non è mai stato il desiderio di verità a causare le rivoluzioni, ma solo e sempre la volontà di
sostituire la “verità” di una fascia sociale alla “verità” di un’ altra.
Questo processo, attraverso il susseguirsi di livelli di “verità” funzionali alle esigenze di
fasce sociali sempre più vaste, ha condotto alla fine all’ affermazione della democrazia, sia
pure incompiuta.
Ora però siamo ad una fase in cui la collettività, nel suo irrefrenabile moto verso lo sviluppo,
non ha più avversari a scapito dei quali combattere.
Per il momento riesce ancora ad eludere il confronto con le proprie responsabilità riversandole
sulla serie retorica delle categorie di cattivi storici, su nuovi capri espiatori, su intere
classi di colpevoli; ma si avvicina il momento in cui dovrà rivolgere l’ analisi contro se stessa,
infrangendo così la composita barriera delle finzioni collettive, delle pseudoculture nel
folto delle quali ha finora celato il massimo dei suoi vizi, la cosa dalla quale tutto il male
discende: il disimpegno: quel disimpegno che è sempre stato l’ asse intorno al quale ha
ruotato la cultura di massa in generale e la cultura occidentale in particolare.
Fra non molto, quando questo processo, già evidentissimo, sarà divenuto innegabile, tutto
sfocerà nel “pentimento” e nella “commozione collettiva”, e quindi sempre che la mente
collettiva non escogiti qualche nuovo espediente per eludere nella sostanza quello che si
affermerà nella forma nella formulazione di una vera morale: una morale finalmente del
tutto irreligiosa.
Questo perché la mente collettiva (una precisa entità che si concreta nel coacervo dei principi
di fondo che il contesto degli uomini media istante per istante di dover avere in comune
nell’ interpretare la realtà), sa bene di avere dovuto inventare questo o quel dio solo e sempre
per garantire gli equilibri sociali via via vigenti, ma sa anche che con questo metodo
non può più risolvere i problemi della modernità.
E’ tecnicamente impossibile, infatti, che una mente nella quale siano presenti ed “operino”
idee illogiche, sciocche, insensate, come l’ idea che possa esistere un dio, un demonio,
l’ immacolata concezione o i miracoli, possa poi in altre cose essere coerente, ragionevole,
giusta e così via.
Comunque, quando questa nuova morale si affermerà, in quel momento, un momento credo
vicino, inizierà, non la seconda repubblica, bensì l’ era dell’ intelligenza, che succederà
all’ era della furberia, che dura dal primo apparire dell’ uomo sulla terra.
Questo libro che fra i miei libri è quello che amo di meno, e che sono stato obbligato a
scrivere solo in quanto propedeutico, del resto come gli altri, a “La storia di Giovanni e
Margherita” è costituito dai documenti che, nelle varie occasioni, ho pubblicato per colpire
in questo o quel punto strategico la mente collettiva e causare che questo processo
iniziato nel 1985 andasse avanti.
Senza fare commenti colgo però l’ occasione per far notare che, finora, nulla di quanto è
accaduto in questi otto anni è mai stato conseguente ad un qualsivoglia gesto di buona
volontà: dal crollo della cultura degli armamenti al crollo del muro di Berlino, dalla fine della
apartheid ai procedimenti penali degli ultimi mesi, tutto è stato sempre, solo ed esclusivamente
causato dalla rottura degli abominevoli equilibri vigenti, la cui crisi ha man mano
provocato i cambiamenti ai quali abbiamo assistito.
ALM