Se l’ideologia è un insieme di principi e di idee rivolti al perseguimento di fini
collettivi, o la base teorica della struttura di una società, l'affermazione secondo la
quale le ideologie sono superate non può che riguardare quelle sole che fin qui ci
hanno guidato.
Tant'è che il grande problema della politica moderna è proprio il non avere in
sostituzione di quelli superati nuovi modelli ideologici e nuove regole comportamentali
alle quali ispirarsi.
Modelli ideologici e regole che tengano conto della spaventosa emergenza, ignorata
dalla politica benché ineludibile e non certo nuova, dell'alterazione climatica, rispetto
alla quale nessun governo del mondo ha fin qui assunto alcuna vera iniziativa,
nonostante sia il primo ed il più importante dei problemi che la politica deve
immediatamente affrontare.
Fu in base a queste convinzioni che nel gennaio del 1987 divulgai un gran numero
di copie del documento che segue: lo schema ideologico di un partito il Partito di
Azione per lo Sviluppo che "fondai" solo sulla carta, perché non intendevo
aggiungerne ancor uno alla pletora di quelli già esistenti, ma contribuire alla
formazione di un'ideologia che potesse essere adottata dagli altri partiti, che si
dibattevano sterilmente fra sempre più incerte definizioni di destra, sinistra e centro.
Oggi ritengo che quelle tesi pubblicate a più riprese anche all'estero insieme a
tante altre abbiano, pur nel più generale silenzio, profondamente modificato la
cultura e generato le forze e gli eventi via via in campo, ma devo anche ammettere
che la collettività è stata capace di trasformarle negli slogan, di natura praticamente
religiosa, delle varie democrazie degli “onesti".
In sostanza, sull'idea di onestà come necessità tecnica rivolta a dirimere l'immane
scontro in cui si è trasformata la vita sociale, è prevalsa ancora una volta l'idea di
onestà come "valore" per conquistarsi il lontano paradiso, affinché, nel mentre, gli
uomini, nel loro circondario, possano continuare a farsi ciascuno armato dei suoi
alibi gli affari loro.
Ora però, senza mai prescindere dall’indifferibile necessità di fermare l’alterazione
climatica, ed augurandoci di riuscirci, perché altrimenti ogni discorso sarà purtroppo vano, il livello di disillusione causato dal fallimento di questo ennesimo, sempre più
tragicomico tentativo di ripristinare una società divertentistica, pseudoumanistica,
pseudoentusiastica, ma in realtà ancora una volta nient’altro che di nuovo e
sempre meramente consumistica, è tale da sembrarmi maturo il tempo per
riformulare quelle mie proposte con alcuni ammodernamenti, sperando che la
buona fede e la convinzione mi abbiano aiutato a non commettere troppi errori.
ALM