Agamennone, come in uno dei documenti di cui a questo libro, per placare i venti dei
dubbi, che inchiodano alla riva le navi della massima battaglia per l'affermazione dei
valori di cui il mondo antico sappia, è costretto a sacrificare Ifigenia alla verifica della
sua attendibilità.
Io che sono un uomo sul quale il giudizio è sospeso, ma non per dubbio d'attendibilità,
bensì per vana paura dei cambiamenti impliciti nella mia proposta culturale, dopo aver
subito il "sacrificio" dei miei figli all'affermazione delle mie concezioni, per garantire la
certezza della necessità che ciascuno apra il suo emozionale profondo a tutti gli altri,
ho dovuto infine spalancare il mio e quello della mia compagna a chiunque volesse conoscerlo
leggendo questo libro.
Non sfugga però che alla base dello sviluppo non c'è ciò che comunemente viene
definito "razionalità": un qualcosa che una volta accertati i torti e le ragioni di ciascuno
cristallizzerebbe la vita in un tedioso schema tecnico, ma c'è il gioco delle pulsioni
fondamentali, e cioè: volontà di sopravvivere, svilupparsi, riconoscere, essere riconosciuti,
raggiungere il massimo del risultato con il minimo dell'impegno.
Ne deriva che è deliberatamente falso, ed è rivolto ad attuare quel disimpegno che è il
cardine della cultura di massa, il "principio" secondo il quale la concezione di "onestà"
vigente, che discende da quella errata idea di razionalità, sia o sia mai stata un valore.
E' invece necessario ammettere finalmente che è un valore la "disonestà", perché essa è funzionale all'attuazione del piano esistenziale di ciascuno in base alle suddette
pulsioni, che governano addirittura la vita dell'universo.
Solo la contrapposta "disonestà" di ciascuno, ovvero l'interesse personale di ciascuno
a svilupparsi innanzitutto lui stesso, ha infatti la forza di rendere dinamici i meccanismi
che danno luogo allo sviluppo complessivo; e solo a posteriori, quando cioè questa "disonestà" crea l'esigenza di una regola, o di una nuova regola, come oggi, gli
individui si "accordano" e pervengono ad una morale che consenta a ciascuno di
raggiungere i suoi obiettivi passando attraverso il raggiungimento degli obiettivi degli
altri.
Una morale quindi destinata ad affermarsi solo nella misura in cui risulterà essere più
vantaggiosa della disonestà, e che verrà meno nel momento stesso in cui verrà meno il
controllo.
Un controllo che per quanto possa essere sottile, mediato, intelligente, rispettoso,
coerente, articolato, eccetera, sarà sempre eluso: quando la società è in crisi come
oggi, dagli uomini peggiori, attraverso la mera violazione; e quando la società sarà
finalmente più civile, dagli uomini migliori, attraverso le loro proposte innovative.
Una morale, in definitiva, nella quale le radici dello strategismo raggiungono una
profondità inenarrabile; per cui anche questa mia testimonianza non può che essere
l'espressione di un altro livello di strategismo molto più evoluto e complesso.
Ciò che importa, comunque, è che alla fine il risultato sia l'aver contribuito al raggiungimento
di un nuovo livello di civiltà.
Un nuovo livello di civiltà nel quale, e questa è la vera proposta del libro, lo
strategismo cambi di qualità e divenga compatibile ad un maggiore livello di benessere,
di evoluzione, di libertà e di sviluppo.
Ciò giammai per "bontà", ma solo, sempre e semplicemente perché è indispensabile
che avvenga: il livello di strategismo/pazzia dell'uomo di oggi è tale che, nel vano
scontro su tutti i piani, tutte le forze stanno per spezzarsi, e tutte le mete, pur a portata
di mano, sono sempre più irraggiungibili per i sempre più tragicamente ridicoli lottatori,
che assurdamente si sono consumati al solo scopo di impedirsi l'un l'altro di raggiungerle.
ALM