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Il P.A.S.
(Partito di Azione per lo Sviluppo)

P.A.S. Il PAS non è un partito di destra né di sinistra né di centro, perché la destra erra nel privilegiare l'individuo, la sinistra nel sacrificarlo, ed il centro nel porsi a mezza strada fra due errori.

Il P.A.S. è fondato sul diritto di svilupparsi liberamente, come vuole la destra, purché lo sviluppo individuale sia funzionale allo sviluppo della società, come non può che piacere alla sinistra.

Ciò coincide con il concetto di intelligenza, che infatti è la capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri.

Le altre forze sono univocamente rivolte a realizzare la subordinazione dell'uomo all'industrializzazione anziché dell'industrializzazione all'uomo: concetto questo che definisce sinteticamente ciò che da decenni viene qualificato "consumismo": una concezione imposta dal sistema industriale con l'avallo dei mezzi di informazione utilizzati come mezzi di formazione del pensiero di massa con la complicità delle stesse collettività, rese consenzienti attraverso un sempre più ampio e collusorio sistema di pseudo corrispettivi.

Con il risultato che il potere ha trasformato l'industrializzazione, che è il massimo evento positivo che si sia mai verificato nella storia dell'universo conosciuto, in un evento denso di significazioni pericolosissime addirittura per la continuazione della vita sul pianeta e lesive della dignità dell'uomo, tanto più alienato e sconfitto quanto più cresce questa concezione di sviluppo.

Ciò per di più in una logica che ha gravemente pregiudicato lo stesso sistema industriale che, producendo beni inutili almeno al 70%, non riesce più ad imporli come vorrebbe alle collettività sempre più riottose, e che dunque - c'è da augurarsi esista un'imprenditoria illuminata che lo capisca - potrà risollevarsi solo nella misura in cui diventerà umanistico. Ovvero se riuscirà ad interpretare le esigenze delle collettività ed a riconvertirsi in funzione della produzione di ciò che serve, anziché accanirsi nell'imposizione, con artifizi sempre più inaccettabili, di beni la cui domanda è destinata a flettere sempre più velocemente.

Questo però - affinché ciascuno comprenda le proprie responsabilità - fermo restando che per potere, nella società moderna, si deve intendere: forza che, monolitica e puntiforme nella fase primaria, ha dapprima avuto la necessità di diventare tentacolare, abbracciando, per poter continuare ad esistere, un numero di adepti sempre più grande man mano che la democrazia cresceva e si affermava, per poi organizzarsi, da ultimo, come forza in sé di cui ciascuno è per certi versi vittima e per certi versi protagonista; forza in sé dunque che ha avuto la necessità di avere il consenso di tutti, e che tutti appunto ha dovuto coinvolgere per potersi svolgere, pur rimanendo nel contempo verticistica e prevalentemente rappresentata dai detentori del potere economico.

Per superare l'attuale fase va innanzitutto abbandonata la concezione così detta di "sinistra" della politica che, partendo dalla solo affermata uguaglianza degli uomini, ha causato al contrario le forme più gravi di discriminazione e di avvilimento ed è stata utilizzata per realizzare lo snervamento delle forze migliori, interpretate come "eversive", e la formazione di classi funzionali al consumo dei beni imposti.

Tale ingannevole ed ipocrita dottrina, per di più, in seguito all'affermarsi del rivendicazionismo, è ora degenerata nell'ugualitarismo più distruttivo laddove per ugualitarismo si intenda: pretesa di uguaglianza fondata sull'uso indiscriminato della mera forza rivendicatoria anziché sul contributo che si è in grado di dare al contesto: una pretesa che peraltro è la materia di cui è fatta la cultura burocratica, che consiste nella tendenza a rendersi inaccessibile nel proprio ruolo allo scopo di poterselo vendere.

Il principio dell'uguaglianza degli uomini non va interpretato nel senso che gli uomini sono tutti uguali, poiché sono tutti diversi ed hanno diritti diversi fondati appunto sulla loro diversità, ma nel senso che ciascuno ha diritto ad una qualità e quantità di riconoscimento corrispondente alla qualità e quantità di opere che è in grado di compiere e di fatto compie.

Il che implica - naturalmente - che tutti hanno invece uguali diritti in relazione a quanto sia semplicemente legato alla loro mera qualità di uomini, che ovviamente legittima tutti indistintamente ad avere ad esempio diritto ad un'esistenza libera e dignitosa, così come tutti obbliga ad osservare le leggi in base però ad un'attenta considerazione dell'ambito esistenziale globale in cui avviene la loro attuazione o violazione.

Cosa questa importantissima da realizzare attraverso una tempestiva riforma perché, nel campo penale, consentirà lo spostamento dell'asse del processo dal reo alle cause dei reati producendo così un regime di continua evoluzione dello schema giuridico, altrimenti destinato a degenerare - come oggi - nel moralismo e nel giustizialismo, e produrrà inoltre la graduale "civilizzazione" della giustizia penale, perché solo il diritto civile, sviluppandosi sotto la continua pressione delle parti del processo, ha quell'effetto regolatore della vita sociale che costituisce lo strumento per bonificare il terreno sul quale i reati inevitabilmente maturano.

Costituisce dunque un'offesa alla civiltà giuridica ogni singola sentenza di condanna penale quando sia meramente rivolta al vano obiettivo di punire cittadini responsabili dei reati che commettono almeno quanto lo sono lo Stato e le Istituzioni, ormai degradati fino alla depravazione istituzionale.

Per opera poi si dovrà intendere: "comportamento significante atto ad incidere positivamente nella vita del contesto", affinché, a corrispettivo del maggior onere che il riconoscimento del maggiore diritto comporta, il contesto debba sempre e comunque ricevere il vantaggio che dalla maggiore opera deriva.

Ciò può avvenire esclusivamente in seguito al superamento del consumismo, fondato sul consumo dei beni dannosi in quanto inutili, che servono ad alimentare il suo motore: quell'insoddisfazione attraverso la quale società dei consumi riesce a caricare ciascuno del desiderio di quelle cose che, in quanto inutili, in un circolo chiuso, sono destinate a causare ogni volta altra insoddisfazione necessaria a creare nuovi desideri e nuovi consumi inutili; per cui il malessere dell'uomo di oggi, che ha raggiunto la forma patologica della depressione di massa e della psicosi cronica che ne deriva, è congenito al sistema.

Pure superata deve essere la visione di destra della realtà, intendendosi come di destra quelle ideologie dogmatiche strumentali alla volontà di affermare ingiustamente la superiorità di certi gruppi, ceti, nazioni a certi altri senza miglior causa che la maggiore forza di prevaricazione.

Concezioni che, attraverso l'affermazione di un tipo di individualismo troppo orgoglioso delle sue pulsioni e troppo liberato dalla consapevolezza di essere parte di un contesto, finiscono inevitabilmente per subire, quando si affermano, quel tipo di accelerazione sfociata in passato nell'orrore del nazismo e nella stupidità altrettanto densa di orrende conseguenze delle varie forme di fascismo.

Il PAS in definitiva, sulla base della consapevolezza che la realtà è molteplice, la verità è strumentale alle esigenze, ed il benessere è il risultato dell'avere sì un buon metodo e dei giusti obiettivi, ma anche di una serie continua e coerente di piccoli e talora grandi aggiustamenti, afferma una democrazia fondata sulle seguenti due regole comportamentali:

1) il diritto ad esserci ed essere riconosciuti (fermi restando gli uguali diritti basati sulla pari umanità di ciascuno) si conquista con le opere di contributo alla vita degli altri;

2) il diritto a vivere che tutti hanno comporta la necessità, che è amorosa, di negare (previa disamina analitica della fondatezza delle ragioni di ciascuno, e nei limiti, nelle forme e con gli obiettivi della morale, del diritto e più in generale dell'intelligenza) chi ci nega, per potere così salvare se stessi e contribuire, a mezzo della propria vita così salvata, sia alla vita del contesto che alla vita di chi ci ha negati, indicando inoltre a quest'ultimo la necessità di cambiare allo scopo di poterlo ritrovare.

Il momento modale e quantitativo delle forme della negazione, alla quale, instauratosi il rapporto di forza, consegue il riconoscimento nelle rispettive qualità, sono i temi dell'educazione, della cultura, della morale, della politica e del diritto, la cui attuazione va però assoggettata alle forme più razionali e civili di controllo in generale e di controllo giudiziario in particolare, perché se la civiltà è figlia del controllo l'eterna disfunzione della giustizia è necessariamente la madre dell'attuale stato delle cose.

Nei mie libri, il cui tema fondamentale è la scoperta del modo di formazione del pensiero, che appunto mi ha consentito la decodifica dei vari processi intellettuali sociali ed individuali, sono svolti, in forma letteraria per facilitarne la divulgazione di massa, i temi sui quali è necessario che gli uomini di oggi si confrontino.

Il confronto infatti è in sé rivoluzionario e nel confronto ogni forma di prevaricazione si dissolve.

Va però compreso finalmente che in ogni sistema mentale, sia esso individuale che sociale, l'accidia e l'ingenerosità si configurano come degli errori ai quali poi conseguono altri errori e sistemi di errori interrellati atti a causare la degenerazione dell'intelligenza in quella furberia che, finalizzata a salvaguardarsi e privilegiarsi nell'immediato, ma inidonea ad armonizzare una quantità e qualità di sapere sufficiente a fronteggiare la vita complessiva, è la causa tecnica delle problematiche che hanno mortificato la vita dell'uomo di tutti i tempi.

La condizione per realizzare tutto ciò è l'individuare nuove forme della conoscenza rispetto a tutto quanto già si sa, perché il nostro modo di sapere è completamente viziato dall'intento di subordinare la verità alle nostre esigenze.

ALM